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Ruderi tecnologici del passato

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Questi anni, accecati da una crescita ipertrofica edificatoria, hanno stravolto la visione della città lasciando a noi cittadini questi immensi golem da domare

Nella mia città si inciampa spesso fra i ruderi del passato che contaminano ancora il presente e che continueranno a contaminare il nostro futuro col loro fetore.

Il tempo esce per un attimo dal suo scorrere e sembra che tutto ora funzioni a meraviglia. Le carte sono in regola e i censori straparlano dal pulpito ad una folla agonizzante e stretta nella morsa di una crisi ambientale, politica, morale senza pari nella storia repubblicana.

Questo iter pseudo burocratico e tutto politico è solo un lungo filo di storie latenti, torbide e sovrapposte, destinato a spezzarsi, spazzato via dal risorgere di una nuova consapevolezza cittadina verso l’ambiente, verso il buon senso e verso ciò che appare evidente a chi ama la verità.

Il senso del limite, troppo spesso varcato in una città edificata sulle proprie fragilità, si specchia nei vetri del ponte nord e nei pannelli colorati dell’inceneritore. Ingombri edilizi, vuoti a perdere alla deriva di una futura memoria così come i legni levigati che naufragano in un pallido mare invernale. Questi anni, accecati da una crescita ipertrofica edificatoria, hanno stravolto la visione della città lasciando a noi cittadini questi immensi golem da domare.

Le voci inascoltate si alzano dai territori dominati da macerie ingombranti memorie bianche di uno sviluppo economico imploso sugli stessi valori che li hanno partoriti. Sono voci che testimoniano le ragioni di una comunità che soffre e che si riunisce attorno a problemi che la politica non sembra più in grado di poter affrontare.

Le comunità di ognuna delle città di questo nostro paese, violato nella sua anima, hanno i tratti comuni dei cittadini che si muovono, persone in movimento che si contaminano con le loro aspettative e i loro desideri di una nostalgia del futuro. Nostalgia di un mondo che aveva il diritto di cittadinanza, il diritto di decidere le scelte vitali del proprio territorio, un diritto lasciato naufragare per aver creduto a un mondo fittizio e utile ai soliti noti.

Passato e rovine, futuro e diritti ritrovati: come binomi ipotetici persi nella memoria di una città violata. Edifici nuovi e fatiscenti allo stesso tempo, ricordi splendenti di un passato che non vuole andarsene a quel paese insieme ai loro vecchi politici. Si tratta di rovine che creano evidenti disarmonie, enigmi irrisolti rivolti ai sorpresi viandanti autostradali che si chiedono come possano ergersi mostri antropici in una terra nota nel mondo per i suoi prodotti alimentari.

Queste rovine sono nuove ed antiche; come un’idra si realizzano, inquinano e si rigenerano in modo analogo dopo 40 anni, vecchi e nuovi inceneritori, indifferenti allo sviluppo tecnologico e al buon senso. Crollano palazzi, nascono e finiscono le guerre, si stupra irrimediabilmente l’ambiente ma si continuano a produrre gli stessi errori e delitti in nome della legittima speculazione.

Ma penso che alla fine il passato non dimenticherà i conti in sospeso. Ogni presente ha un debito nei confronti di ciò che è stato; è lo scopo stesso del passato che determinerà la gestione della situazione attuale. L’inceneritore parte fra gli applausi di diversi ambientalisti, alcuni con la sindrome del ditino alzato.
Sono pronto a scommettere che noi cittadini pagheremo caro, e pagheremo tutti. Alcuni sicuramente più di altri.

Fabrizio Savani
Consigliere Comunale
MoVimento 5 Stelle Parma

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